19
Gennaio
2026

Francesca Woodman, una grande fotografa vissuta all’Antella

Sono trascorsi 45 anni da quel 19 gennaio 1981 nel quale Francesca Woodman decise di abbandonare questo mondo: aveva solo 22 anni….

Cinque anni dopo, nel 1986, una mostra a New York rivelava al mondo il suo talento. Oggi è ricordata come una delle figure più enigmatiche e influenti nel panorama della fotografia del XX° secolo.

Francesca nasce a Boulder in Colorado nel 1958 da due grandi artisti di fama mondiale, Betty e George Woodman. Lui pittore, ceramista e fotografo, lei grande ceramista e scultrice; le loro opere fanno parte di collezioni dei più importanti musei del mondo.

Boulder, Colorado , circa 1974, da Woodman Family Foundation

Francesca è immersa in un ambiente culturale e artistico vibrante, in famiglia respira fin da subito l’arte, cosa che influirà profondamente nel suo sviluppo creativo. Si dedica alla fotografia cominciando a scattare fotografie all’età di 13 anni,  principalmente una fotocamera Hasselblad, nota per il suo medio formato e per la sua straordinaria qualità dell’immagine.

Francesca in un autoscatto

Scrivere  della vita e delle opere di  Francesca Woodman oggi è abbastanza facile data la cospicua letteratura esistente. A pochi anni dalla morte, la sua fama ha cominciato a circolare in tutto il mondo grazie all’impegno dei suoi genitori e del fratello Charles nella creazione della  Woodman Foundation. L‘angoscia per la tragica morte della figlia e sorella trovò sfogo nel desiderio di far conoscere la fotografia di Francesca in tutto il mondo e di tenere così vivo il suo ricordo.

Da più di 40 anni fotografo prevalentemente il paesaggio, quindi sono molto distante al genere della Woodman, introspettivo e surrealista. Ho tuttavia sempre amato le biografie dei grandi fotografi e il solo fatto che Francesca Woodman avesse vissuto ad Antella, il mio paese, mi ha incuriosito oltremodo. Conoscevo le sue fotografie e dagli anni ’80 in poi le pubblicazioni su questo genere fotografico si sono moltiplicate tra i fotografi amatoriali.  Francesca Woodman entra nella storia della fotografia perchè con coraggio usò il suo corpo  per rappresentare il “surrealismo femminile” con una impietosa semplicità; si offre allo sguardo della propria macchina fotografica incrinando il rapporto spazio-tempo e dando allo spettatore la possibilità di specchiarsi nelle proprie inquietudini. 

Ma torniamo al racconto di Francesca cittadina antellese. La sua famiglia mel 1969 compra un piccolo casale sulle colline di Antella in un borghetto chiamato Calcinaia (Calvelli) dove nel 1820 esisteva un piccolo oratorio trasformato in abitazione da frate Filippo Calvelli, religioso laico del monastero della Santissima Annunziata.

Il borgo di Calcinaia o del Calvelli in versione autunnale

Qui Francesca trascorre molte vacanze estive della sua infanzia e adolescenza; frequentò il secondo anno di scuola elementare e prese lezioni di pianoforte.

Francesca e suo fratello Charles intorno al 1965 con i grembiulini scolastici. Andavano alla scuola di ispirazione montessoriana Scuola Città Pestalozzi in via S.Giuseppe a Firenze. Fotogramma dal documentario The Woodmans -2010

Gli uliveti davanti al borghetto dove abitava la famiglia Woodman

Distese di olivi e sopra il Castello di Quarate e la Torre con l’ulivo.

Fattoria di Belvedere di fronte al borgo del Calvelli

Queste erano le visioni di fronte alla loro casa.

Francesca a dieci anni con un coniglietto – 1968 Archvio Woodman Family Foundation

Charles con il suo motorino- circa fine anni ’60 -Archvio Woodman Family Foundation

Imogee che si arrampicano sul muro sgraffito da George anni’90-Archvio Woodman Family Foundation

Il muro graffito da George, 2026

L’ambiente della famiglia Woodman

George davanti alla porta del suo studio -2006 Archivio Family Foundation

Le opere di George Woodman (1932-2017) sono presenti in collezioni pubbliche tra cui il Museum of Modern Art di New York, il Solomon R. Guggenheim Museum di New York, il Whitney Museum of American Art di New York, il Brooklyn Museum di New York, il Museum of Fine Arts di Houston, il Denver Art Museum di Colorado, il Currier Museum of Art di Manchester, New Hampshire, la Yale University Art Gallery di New Haven, Connecticut, il RISD Museum di Providence, Rhode Island e il Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam, Paesi Bassi.

George Woodman – Cascade 1974 – acrylic on canvas Archivio Family Foundation

Geroge Woodman – Untitled 1980-84 -oil on canvas Archivio Family Foundation

Geroge Woodman – Untitled 1982 – Gelatina ai sali d’argento – Archivio Woodman Family Foundation

Giardino di Betty, 2004 -Archvio Woodman Family Foundation

Giardino di Betty , in fondo in un cubo rosso il forno per cuocere le sue ceramiche-2026
‍Le opere di Betty Woodman (1930 – 2018) sono presenti in oltre novanta collezioni pubbliche, tra cui il Metropolitan Museum of Art di New York; il Museum of Modern Art di New York; il Whitney Museum of American Art di New York; il Museum of Fine Arts di Boston; la National Gallery of Art di Washington, D.C.; il Baltimore Museum of Art; il Philadelphia Museum of Art; il Museum of Contemporary Art di Los Angeles; l’Hammer Museum di Los Angeles; il San Francisco Museum of Modern Art; il Victoria and Albert Museum di Londra; il Musée des Arts Décoratifs di Parigi; l’Albertina Museum di Vienna; il Musée d’Art Moderne et Contemporain di Ginevra; lo Stedelijk Museum di Amsterdam; e il Museu Nacional do Azulejo di Lisbona.

Betty nel suo studio all’Antella

Archivio Woodman Family Foundation

 

Opera di Betty Woodman donata al comune di Bagno a Ripoli

 

George e Betty

IL SET FOTOGRAFICO DI ANTELLA NELLE FOTOGRAFIE DI FRANCESCA WOODMAN

Antella, settembre 1977 – Con una dedica a penna di F.W. sul recto: “Forse qualche volta andremo tutti alla mia casa a mangiare pere come questi”. Anno: 1977 Dimensioni: Stampa: cm 18 x 24. Immagine: cm 9 x 9 Medium: stampa originale alla gelatina ai sali d’argento (vintage print)

Untitled- c.a 1977-78 -gelatina ai sali d’argento

Fotogramma dal documentario The Woodmans 2010 – l’ambiente dove Francesca scatta la foto è il borgo di Calcinaia. Nello sfondo è proprio suo padre George ad indicarcelo

Il luogo delle foto di Francesca Woodman è un sentiero poderale sotto casa. Fotogramma dal documentario  The Woodman 2010

Lo stesso luogo, oggi

Untitled- c.a 1977-78 -gelatina ai sali d’argento

Il campo di olivi, oggi

From Several Cloudy Days – c.c 1977-78 gelatina si sali d’argento

Il suo set fotografico del campo degli ulivi oggi

IL PERCORSO ARTISTICO

Francesca Woodman frequentò la Rhode Island School of Design (RISD) dal 1975 al 1979, un periodo cruciale per la sua formazione artistica. Sviluppò un interesse profondo per l’immagine riflessa nella fotografia, esplorando temi come l’identità, la femminilità e l’autoscoperta. Frequenta anche l’ambiente artistico della Transavanguardia Italiana.  Il 20 marzo 1978 espone i suoi lavori, in occasione della sua prima mostra personale “Immagini” nella galleria libreria Maldoror di Giuseppe (Cristiano) Casetti e Paolo Missigoi. Nel gennaio del 1981 pubblica la sua prima (e unica, da viva) collezione di fotografie, dal titolo Some Disordered Interior Geometries (“alcune disordinate geometrie interiori”).

AUTORITRATTO, USO DEL CORPO, IMMAGINE RIFLESSA E TRASPARENZE

Il suo lavoro si concentrava soprattutto sul suo corpo e su ciò che lo circondava, riuscendo spesso a fonderli insieme con abilità. Woodman usava in gran parte esposizioni lunghe o la doppia esposizione in modo da poter partecipare attivamente all’impressionamento della pellicola. Le sue immagini spesso ritraggono il corpo, in particolare il suo stesso corpo, in una posizione che non è mai completamente visibile, frammentata o nascosta, Il linguaggio visivo di Woodman fu Influenzato da artisti come Man Ray e il movimento surrealista, le sue immagini sfidano la logica lineare e provocano un senso di disorientamento. Utilizzava oggetti di uso quotidiano drappeggiati in modi inusuali o collocati in contesti strani ed esprimeva così idee di dislocazione e mistero.

IL SURREALISMO E LA FOTOGRAFIA

Il movimento surrealista nasce nel 1924 con il manifesto di Andrè Breton, scrittore, poeta francese, ed influenzerà tutte le arti visive del novecento, dalla pittura con Joan Mirò, Salvador Dalì, Max Ernst, Renè Magritte, Frida Khalo, Picasso, al cinema con Luis Bunuel, Federico Fellini, alla scultura  con Giacometti e Duschamp. Breton vede nella fotografia un altro mezzo potente di espressione e sul finire degli anni ’20 fotografi come Man Ray, Lee Miller, Paul Nougè, ecc. usaranno tecniche di manipolazione, doppia esposizione, solarizzazione, distorsione ottica, per ottenere l’effetto sogno, una metamorfosi, per accogliere appieno ciò che la macchina fotografica poteva ottenere. Ormai la rappresentazione classica dal vero, dopo cent’anni poteva far posto al proprio pensiero e alla propria psiche, a quello per cui il movimento surrealista si era ispirato: il mondo psicanalitico di Freud. 

Dal manifesto di Breton “Il surrealismo si fonda sull’idea di un grado di realtà superiore connesso a certe forme di associazione finora trascurate, sull’onnipotenza del sogno, sul gioco disinteressato del pensiero. Tende a liquidare definitivamente tutti gli altri meccanismi psichici e a sostituirsi ad essi nella risoluzione dei principali problemi della vita.”

Untitled 1976 – gelatina ai sali d’argento con inchiostro

House #3 c.a 1975-’76 – Dalla serie Abandoned house – gelatina ai sali d’argento

Polka Dots #5 1976 dalla serie Polka Dots – gelatina ai sali d’argento

 

Polka Dots 1976 -Dalla serie Polka Dots – Gelatina ai sali d’argento

 

Untitled 1977-’78 c.a – gelatina ai sali d’argento

House #3 c.a 1975-’76 – Dalla serie Abandoned house – gelatina ai sali d’argento

Francesca usa l’autoritratto come indagine psicologica . Una delle sue serie più celebri è quella realizzata durante la sua permanenza a Roma, negli anni di studio; comprende una sequenza di fotografie in cui è spesso presente, celata parzialmente da tende o dietro a lastre di vetro offrendo all’osservatore un senso di presenza-assenza.

Self-Deceit (autoinganno ndr) 1978 -dalla serie Self-Deceit  gelatina ai sali d’argento

Untitled -1977-’78 gelatina ai sali d’argento

 

Untitled 1980 -gelatina ai sali d’argento

Untitled 1980 -gelatina ai sali d’argento

Si dice che Woodman abbia prodotto circa 10.000 negativi di cui 800 divenute fotografie stampate. Considerato che la sua attività si è svoltanel corso di una decina di anni, si tratta di una mole impressionante. Ancora oggi gallerie e musei di tutto il mondo aprono le porte alle sue opere.  Francesca è stata sicuramente una pioniera nel mondo della fotografia surrealista novecentesca.

La sua vita d’artista mi ricorda quella del celebre pittore Vincent Van Gogh. Entrambi ricevettero molti rifiuti e ebbero vite tormentate sconvolte dalla depressione e dalle ossessioni. Usarono il proprio volto e il proprio corpo per fondersi con l’ambiente circostante; entrambe le loro giovani esistenze si sono chiuse tragicamente: forse anche per questo motivo saranno immortali.

Autoritratti Vincent e Francesca

 

 

«Ho dei parametri e la mia vita a questo punto è paragonabile ai sedimenti di una vecchia tazza da caffè e vorrei piuttosto morire giovane, preservando ciò che è stato fatto, anziché cancellare confusamente tutte queste cose delicate»

Francesca Woodman

“Il mondo non m’interessa se non per il fatto che ho un debito verso di esso, e anche il dovere, dato che mi ci sono aggirato per trent’anni, di lasciargli come segno di gratitudine alcuni ricordi sotto forma di disegni o di quadri, non eseguiti per compiacere a questa o a quella tendenza, ma per esprimere un sentimento umano sincero.”

Vincent Van Gogh