28
Febbraio
2021

Antico Spedale del Bigallo

Lungo la vecchia via Aretina, che collegava un tempo Firenze con Arezzo attraverso il Valdarno,……

in prossimità di un’antica sorgente, all’inizio del XIII secolo sorse per volontà di un benefattore un piccolo spedale, un ospizio presso il quale viandanti e pellegrini potevano trovare riparo e ristoro dalle fatiche del cammino.

Dalla vecchia via Aretina si assiste a questa visione sulla città.

L’odierna Via del Bigallo e Apparita.  A destra il complesso del Bigallo.

È lo spedale di Santa Maria a Fonteviva o Bigallo, che richiama chiaramente nel nome la sorgente di acqua presso la quale fu edificato, mentre del tutto incerta è l’origine del termine ‘Bigallo’.

Cartello dell’abitato e, a sinistra, il complesso dell’Antico Spedale.

Veduta odierna dell’Antico Spedale del Bigallo da Via della Bascula.

Vista frontale dall’alto dell’ingresso dell’Antico Spedale.

Visione dell’alto con la città di Firenze.

Lo Spedale con accanto la vecchia strada Aretina, odierna Via del Bigallo e Apparita.

Veduta attuale con, a sinistra, il parcheggio.

Veduta dell’edificio con le mura perimetrali.

 

Un po’ di Storia.

Le notizie sulla fondazione e sulle prime vicende dello spedale sono poche e molto dubbie. Sicuro è il nome del fondatore, Dioticidiede di Bonaguida del Dado, così come il suo desiderio di venire in soccorso del prossimo. Del tutto ipotetici sono invece i primi passaggi di proprietà del complesso fino a che non fu affidato all’appena fondata Compagnia maggiore della Beata Vergine Maria, nel 1245.

Già alla fine del Duecento cominciò a farsi strada l’idea di trasferirvi la popolazione femminile del vicino monastero di clausura di Casignano, (odierna Rignano) un evento che, tuttavia, si sarebbe realizzato solo due secoli più tardi, nel 1490, e sarebbe stato ufficializzato con bolla papale nel 1503.

Bigallo da ASF, Capitani di Parte, schizzi e misure di strade, 7 mar. 1583

Bigallo da copia pianta Capitani di Parte (Archivio Panciatichi Ximenes) -1713

L’arrivo delle monache e le esigenze della vita claustrale entrarono da subito in conflitto con l’attività di accoglienza: nel giro di pochi anni la struttura fu stravolta e circondata da un perimetro di alte mura a protezione dell’edificio, di chi lo abitava e dell’ampio spazio esterno.

Fonte del Bigallo, da Torrigiani, Il Comune del Bagno a Ripoli, vol. I.10,

Fonte del Bigallo, da Torrigiani, Il Comune del B. a Ripoli, vol. I.10, -pag.21-22

Il complesso subì dunque molteplici trasformazioni, fin tanto che nel 1754 fu sancita ufficialmente la fine dello spedale con l’esclusiva destinazione a convento. Soppresso il monastero durante il governo napoleonico (1808), l’edificio fu trasformato in abitazione civile e acquistato dal Comune di Bagno a Ripoli nel 1920 per £.45.000 con duplice intenzione di ricovero per anziani e sfruttamento della ricca fonte di acque per l’acquedotto comunale .

Cartolina colorata a mano dell’abitato del Bigallo.  Foto Canale, Firenze- spedita nel 1923 e pubblicata nel libro “Firenze Fuori Porta” – proprietà Fabrizio Petrioli g.c.

L’articolo di Paese Sera del 13.05.1976 poneva delle domande su chi potesse restaurare questo bene e come.

Progressivamente abbandonato e dimenticato, dopo decenni di inutilizzo, nel 1978 ha preso avvio un lento percorso di risanamento dell’edificio, ma il primo effettivo restauro ha avuto luogo solo in occasione del Giubileo del 2000.

Ingresso con tettoia – Bigallo – foto di Silvano Guerrini, 1975

Purtroppo,  lo stato di abbandono in cui versava dagli anni ’70 , favorì anche questi tragici fatti per il nostro patrimonio culturale.

Sopralluogo delle Autorità Comunali 12.04.1991 . Si riconoscono nell’Oratorio, una giovanissima Giuliana Righi, Responsabile Ufficio Cultura e di spalle, in borghese, il giovane Comandante della Polizia Municipale, Maurizio Andorlini. Le altre due foto verticali dimostrano la razzìa delle formelle del soffitto a cassettoni del salone refettorio.– foto di Silvano Guerrini

La Nazione 18 .04.1991 di Claudio Contraffatto.

I restauri hanno riportato alla vita l’antico splendore destinando la struttura a ostello e recuperandone così l’originaria funzione. Il suggestivo salone-refettorio con soffitto a cassettoni, la camerata con tradizionali letti a cassoni in legno e la cucina monumentale, sono assolutamente perle da visitare.

La visione attuale della facciata dell’Antico Spedale del Bigallo.

Il fianco dello Spedale che costeggia le mura perimetrali. La strada porta alla Chiesa di S.Quirico a Ruballa e ad Osteria Nuova.

Ingresso del Bigallo .

Ingresso.

Ingresso al cortile.

Il quadrilatero del cortile.

 

Cortile interno.

Scala verso la parte superiore con dormitori e camere.

Dalla foto dall’alto si notano l’ampiezza degli orti e del perimetro circoscritto dalle vecchie mura che si pensa fossero state edificate con l’arrivo delle monache.

Veduta dell’antico Salone refettorio .

I restauri hanno riportato l’antico splendore del salone-refettorio con soffitto a cassettoni.

Nicchia nel salone refettorio con oggetti provenienti dagli scavi archeologici nel territorio di Bagno a Ripoli anni ’80.

Stanza attigua al Salone refettorio.

Reperti archeologici del territorio nella piccola stanza attigua al Salone refettorio.

Veduta dalla finestra della stanzetta.

Nel 1523 fu progettata e realizzata la bella cucina monumentale, con il grande camino sorretto da colonnine e l’antico acquaio in pietra ancora visibili ai nostri giorni.

Cucina .

Grande camino.

Grande camino sorretto da colonne.

Antico acquaio in pietra.

Antico acquaio in pietra.

Antico acquaio in pietra e grande camino.

Cucina

La bellezza della cucina monumentale con il pavimento quattrocentesco.

Nicchia nella cucina.

Veduta dalla finestra dalla camerata.

Camerata con tradizionali letti a cassoni in legno.

Camerata con tradizionali letti a cassoni in legno.

Camerata con tradizionali letti a cassoni in legno.

Dalle sue finestre e dalla sua terrazza, lo Spedale regala una splendida vista sul paesaggio toscano e la città di Firenze.

Visione dai lavatoi.

Ulteriori successivi interventi hanno restituito al pubblico la piccola cappella e la porzione di edificio detta “Bigallino”, spazi utilizzati per incontri, convegni e cerimonie. Nei vani seminterrati – in attesa di restauro –, la stanza del bucato conserva ancora l’incavo murato per posizionare la “conca” per il lavaggio dei panni e un interessante sistema di canalizzazione delle acque.

Così si presentava nel 1975 l’Oratorio di S.Maria a Fonteviva del Bigallo – foto di Silvano Guerrini – da La Terra Benedetta – Ed. Salimbeni 1984

L’ ex -Oratorio oggi .

Soffitti cinquecenteschi.

Sculture in decorazione a stucco bianco.

Sculture dalla parte opposta.

Attorno allo Spedale ruotano diversi misteri. Il primo è quello dell’origine del nome ‘Bigallo’, che ha prodotto più ipotesi, ma non verificabili: derivazione da un nome di persona di origine etrusca, o forse dal toponimo “bivius galli”, il bivio fra via Aretina e un’antica via o casa o podere del Gallo, dove fu edificato il complesso; oppure, ancora, dal nome dell’omonima compagnia che lo gestì a partire dal 1245 o dall’insegna con un gallo sopra un colle.

Facciata interna con orti .

Dal muro di cinta visibile la bella veduta del complesso e la città di Firenze all’orizzonte.

Il secondo è quello dell’appartenenza del fondatore alla potente casata ghibellina dei Lamberti, ripetuto in quasi tutti gli scritti che raccolgono notizie sullo Spedale, ma che non trova conferma in alcun documento a oggi noto. Il nome del fondatore, in realtà, è completamente estraneo alla tradizione onomastica della famiglia Lamberti che, come tutte le grandi casate dell’epoca, erano le sole a vantare già un cognome ben definito e a presentare un corredo di nomi specifico e caratteristico.

Veduta dalle mura perimetrali.

Se frequente era il ricorso al nome Lamberto, nella prima metà del XIII secolo i Lamberti si distinsero per gusti onomastici davvero inusuali, indirizzandosi verso nomi di insetti molesti: se Mosca è stato eternato dai versi di Dante (Inf. XXVIII 103-111), meno noto è un suo parente, Tafano dei Lamberti. Insomma, nomi molto diversi da quello di Dioticidiede di Bonaguida del Dado cui siamo debitori per la fondazione dello Spedale.

Il complesso è nella proprietà del Comune di Bagno a Ripoli dal 1920.  Attualmente sono presenti due imprese del territorio (ATI) per la gestione della struttura. Come vediamo dall’ingresso, Lo Spedale ospita oggi un ostello, gestito dalla cooperativa ” le Rifiorenze” di Ferdinando Adorno dove è possibile condividere cene medioevali, ma anche concerti , matrimoni  e eventi culturali.

Sulla destra la struttura del Bigallino. In questa struttura un ‘altra società ” Qualitas” gestisce la formazione professionale con convegni ed incontri.

La Compagnia del Bigallo

Fu fondata col nome di Compagnia maggiore della beata Vergine Maria nel 1244 da Pietro da Verona, giunto a Firenze per combattere i numerosi eretici presenti in quegli anni in città. Nata ufficialmente con finalità spirituali e caritatevoli, in realtà, fu in quei primi tempi braccio armato nella guerra per la fede agli ordini dell’inquisitore domenicano, destinato a divenire il patrono della temibile inquisizione spagnola. Poco dopo la fondazione, alla Compagnia fu assegnato lo Spedale del Bigallo, dal quale poi, terminata la fase di lotta all’eresia e divenuta una delle più grandi istituzioni di beneficenza fiorentine, avrebbe, secondo alcuni, assunto il nome (in realtà, un documento del 1217 attesta l’esistenza di una ‘casa et societas que fuit Bigalli’ in Borgo Santi Apostoli, ma non è possibile capire di cosa si tratti di preciso). Specializzata nell’assistenza all’infanzia abbandonata e alle donne bisognose di cure o sostegno, nel 1425 la Compagnia del Bigallo fu accorpata a un’altra grande istituzione caritatevole cittadina, quella delle Misericordia: da allora la nuova confraternita ha sede in piazza San Giovanni, dove si affaccia l’omonima Loggia.

 Note e Ringraziamenti

Come si vede dalle foto, la bellezza dello Spedale del Bigallo è ancora visibile e godibile. Ancor più per quella vista meravigliosa sulla città da panorama mozzafiato. Sappiamo che sono stati stanziati 600.000 €. per il restauro delle mura perimetrali da parte della Soprintendenza. Abbiamo saputo, da notizie di questi giorni, che i Sindaci del Chianti hanno chiesto di inserire nella lista del Recovery Plan della città metropolitana anche un finanziamento per il Bigallo. Speriamo possa essere accettato in modo che i lavori avvengano in tempi celeri così da poter ammirare nella sua interezza l’intero complesso e a favorire ancor di più lo spirito di accoglienza per cui è nato.

Le foto sono state scattate fra dicembre 2020 e febbraio 2021. Per le notizie storiche di questo Blog mi sono avvalso della scrupolosa professionalità e disponibilità di Silvia Diacciati, dipendente dell’Ufficio Cultura del Comune di Bagno a Ripoli e di Silvano Guerrini, infaticabile cultore di storia locale e Ispettore Onorario alla Soprintendenza dal 1984 al 2001 per il Comune di Bagno a Ripoli. Senza le loro preziosissime notizie storiche sarebbe stato impossibile scrivere questa storia del recupero dell’Antico Spedale del Bigallo. A loro va il mio affettuoso ringraziamento.